Gran Vernel parete nord-est, sulle tracce della storia dell’alpinismo invernale in Dolomiti

Il racconto e la relazione aggiornata della via aperta nel 1971 da Carlo Platter, Almo Giambisi, Gino Battisti e Giuseppe Farnia sulla parete nord-est del Gran Vernel in Dolomiti, e ripetuta di recente da Stefano Tononi e Federico Dell’Antone.

Dal 17 al 19 marzo 1971 Carlo Platter, Almo Giambisi, Gino Battisti e Giuseppe Farnia hanno salito la parete nord-est del Gran Vernel, la severa montagna che sorge accanto alla regina delle Dolomiti, la Marmolada, ma che fino a quel momento non era mai stata salita, nemmeno in estate. La via si svolge in ambiente totalmente remoto, chiuso tra l’acuminato avancorpo del Vernel e l’impressionante lama di roccia che è la Roda de Mulon ma pur essendo ben visibile dal Passo Fedaia negli anni era caduta in oblio. Mentre Toni Valeruz ha lasciato la sua firma sciando la parete partendo dalla parte opposta della via cioè dalla cima, di recente la linea originale è stata ripetuta in salita – forse addirittura per la prima volta – da Stefano Tononi e Federico Dell’Antone che ci hanno inviato questo report e la relazione, non per “dare risalto alla nostra ripetizione, date le difficoltà non di certo degne di un alpinismo d’élite, ma invece per diffondere notizie più aggiornate sulla via in questione, essendo stata pubblicata solamente sulla guida del Pellegrinon “Marmolada” del 1979.”

Gran Vernel parete nord-est di Stefano Tononi

È qualche settimana prima di Natale, quando su una chat di un gruppo di telemarker dell’alta val di Fassa mi arriva lo screenshot di un racconto di Almo Giambisi, che dal suo profilo Facebook racconta dei tre giorni e due notti di un nevoso marzo 1971 passati sulla parete nordest del Gran Vernel.

L’appena nato inverno meteorologico prometteva abbastanza bene, certo non ci sono state nevicate eccezionali, ma le condizioni in Marmolada erano ottime per il periodo, e così la mente inseguiva le gambe su itinerari ripidi e polverosi. Tutto ad in tratto il giocattolo sembra però incepparsi, sole e tanto vento secco fanno mutare velocemente le condizioni. Alle uscite sulla montagna di casa con gli sci, si iniziano a preferire le prime colate ghiacciate. Così mi ritorna in mente il post di Almo, lo rileggo, penso all’avventura di quei quattro ragazzi nell’immenso di quella parete. Studio la relazione sulla guida del Pellegrinon: è asciutta ed essenziale, come gli alpinisti di allora.

Sono i giorni in cui la Cina annuncia al mondo la missione sulla faccia nascosta della luna. Sorrido, pensando che la parete nord est del Vernel è la “dark side of the Moon” per noi fassani, abituati al fascino orrido della mitica parete nord. Tengo d’occhio la parete un paio di settimane, ormai non nevica da un po’, le temperature sono ottimali e il ghiaccio del primo salto, osservato dal Passo Fedaia è di un azzurro zaffiro irresistibile.

Ho conosciuto Federico qualche tempo prima in cima alla torre Innerkofler, oltre ad essere un bravissimo alpinista, ho subito capito che sarebbe stata la persona perfetta cui proporre questo itinerario, anche lui innamorato di un alpinismo romantico, che ha avuto forse più cuore che “grado”, ma ancora capace di emozionare.

Così decidiamo per una domenica di gennaio, decidiamo di andare a vedere la faccia oscura della luna, per cercare di capire cosa hanno provato quei quattro ragazzi nel lontano 1971. Ma fondamentale decidiamo di scalare questa parete perché è lì, è fuori dalla porta di casa. Sono le nostre montagne e sono in condizioni perfette, e noi siamo alpinisti.

TOPO: Via Platter Giambisi Battisti Farnia, Gran Vernel, Dolomiti

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